sabato 15 novembre 2014

pazienza e approssimazione




il 12 novembre 2014, dopo 10 anni di viaggio e dopo la delicata inserzione in orbita della sonda madre Rosetta, si è sganciato il lander Philae ed è poi atterrato sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, che come pronuncia se la gioca di brutto con quella del ghiacciao Eyjafjallajökull sul vulcano islandese Eyjafjöll attivo nel 2010.

non Philae bensì Apollo 11 ma da l'idea di atterraggio difficile
la Liguria era nella morsa dell'allerta 2 al suo terzo giorno consecutivo, con morti e danni, Sara occupata tutto il pomeriggio a presenziare alle lauree, il lab 3 vuoto, i tesisti forzatamente a casa e io pure, con le scuole chiuse.

sullo schermo scorrevano le immagini del lentissimo avvicinamento alla cometa 67P e della conferenza dell'ASI, tutta fiera (giustamente…) del contributo dell'Italia alla sonda.

poche decine di minuti dopo l'atterraggio (gli astronomi hanno deciso così, si atterra, avviene il "landing", non l'ammartaggio o l'accometaggio, per praticità fin dai tempi di Apollo 11) e appena dopo l'entusiasmo, ecco la prudenza: non sono scattati i sistemi di ancoraggio, non del tutto sembra … la sonda potrebbe rischiare di perdersi nello spazio, occorrerà pazientare, l'aggancio era al momento approssimativo.

ecco. il succo del lavoro nostro scientifico. in piccolo il succo del lavoro svolto nel lab 3.

un'intuizione, un'idea, la preparazione dell'esperienza, la sua realizzazione, la verifica e discussione finale.

semplificando enormemente possiamo divertirci a dire che lo scienziato parte da un'osservazione di un fatto, di un problema, e passando attraverso a un'intuizione, raccoglie dati e trasforma l'intuizione in una ipotesi, che nel metodo ipotetico-deduttivo deve essere falsificabile, infine allestisce un esperimento con il quale cercherà di verificare l'ipotesi per tramutarla in teoria.

raccogliere dati e allestire l'esperimento spesso richiede moltissimo tempo e lavoro, proprio puro e semplice olio di gomito. 
istologia, olio di gomito, taglio al microtomo

si tratta di fattori che di solito il grande pubblico, che viene a conoscenza solamente dei risultati finali, non è giocoforza consapevole

per questo scriviamo che occorre pazienza e tempo… e nel frattempo si consumano decine e decine di pranzi in ufficio, appoggiando piatti di plastica sulle tastiere dei pc e si bevono litri di caffè (caffè!), si fa lezione e si allestiscono i laboratori, si parla con le segreterie, si chiede ai tesisti di aiutare a fare un ordine, quando si può, quando si hanno fondi (!) da utilizzare, si scrivono i progetti sapendo che forse sarà approvato uno su 20.

caffè! il carburante del lab 3 (e di molte altre attività umane)
si sa anche che i finanziamenti arriveranno entro qualche anno a volte (!). tempus fugit ma parte di questo tempo si è congelato nel lab 3.

purtroppo spesso i risultati richiedono almeno una serrata discussione alla luce delle bibliografie scientifiche. quindi molte volte i anche buoni risultati non sono risolutivi ma solo approssimativi, rispetto alla bellezza delle ipotesi formulate. approssimazione, e pazienza.

anche adesso che siamo in attesa della risposta dei revisori per alcuni nostri articoli sottomessi alle riviste scientifiche stiamo portando avanti osservazioni e preparando esperimenti ad hoc con poco poco, e con lo scoramento dietro l'angolo, eppure il lab 3 è sempre in funzione.

vuoi occuparti di ricerca? io non ti dirò di desistere (desisti! potrei farlo) ma se proprio vuoi preparati in molti casi a dover dedicare tutto il tuo tempo per allestire esperimenti che poi non saranno neppure risolutori. eppure si procede a oltranza perché non se ne può fare a meno. è qualcosa che ti ditta dentro e ti da gioie si, ma anche tanti tanti grattacapi e solo la passione permette di superare gli ostacoli in questo campo più che in altri.

giovedì 13 novembre 2014

lab 3, sull'orlo della biologia



il lab3 poster style anno 2014 (fotografia degli autori)
il giorno normale nel laboratorio 3 non esiste.
il lab 3 contrasta la normalità.
non crediamo possibile descrivere questa regione sul margine della ricerca ma per noi è necessario tentarci.

la ricerca italiana è sotto gli occhi di tutti, Report docet. sapete già tutto. o quasi.
ma adesso escludete le eccellenze che pur ci sono (hey le eccellenze italiane!),
aggirate il pantano dei laboratori che nonostante tutto (tutto) resistono, ecco che siete giunti sull'orlo, ai limiti estremi di questo mondo, dove esiste il lab 3.

il lab 3 e tutto quello che vi ruota intorno. fisicamente è uno stanzone rettangolare, alto alto, con due finestrone in fondo sul lato minore e l'unica porta sul lato opposto. l'unica praticabile. perché ve n'è un'altra, sul lato lungo, sulla destra entrando. ma non si può aprire. non si sa dove porti. e non lo si indaga. mai.

avete presente il T.A.R.D.I.S. del Doctor Who? No? beh per chi lo conoscesse pensi che il lab 3 "è più piccolo dentro che fuori" in compenso viaggia nel tempo, proprio all'interno.

il lab3 nel 1994 (originale in diapositiva - scatto degli autori)
o piuttosto lo congela, il tempo. attualmente è fermo al 1985. abbiamo le prove. il tempo qui non riesce a scorrere. sul bancone piastrellato che corre dal lavandino fino alla cappa chimica abbandonata e usata come armadio vi sono apparecchi che hanno attraversato la guerra fredda e la caduta del muro e sono ancora li, in funzione, silenziose sentinelle, in attesa. 

entrando a destra tra il bancone di servizio e l'armadio portatutto vi è il microtomo, l'affettatrice che riduce la realtà biologica ad una serie infinita di sottilissimi frammenti, in una furia ordinata che tende alla catalogazione di ogni cellula e tessuto fra vetrini allineati nei loro contenitori grigio marina.

oltre ad una scrivania servita da cassettoni a muro, due vecchi frigoriferi e due tavoloni centrali, questo è quanto.

e poi i due agitatori riscaldatori, una stufa ad acqua, due piccoli microscopi e un pHmetro che completano la dotazione.

qualcuno entrando ha chiesto dove fosse il laboratorio, perché a parte l'attrezzatura di sicurezza obbligatoria, gialla e nera, etichettata e periodicamente rinfrescata, di guanti e maschere e lavaocchi a muro e tutto l'armamentario di legge, tracce di un laboratorio moderno non ne trovava. altri hanno riso, altri hanno pianto.

eppure da qui escono regolarmente, o forse no, ma escono ve lo posso assicurare, il giusto numero di ricerche pubblicate ogni anno, indipendentemente dai finanziamenti e dalle attrezzature.

se non ci sono i mezzi non mancano i succedanei.

nel lab 3 vedrete aggirarsi e agitarsi, tutta indaffarata, Sara una ragazza con occhi da fumetto, ora sorridenti ora disperati, spesso concentrati su qualche insormontabile problema che superato poi si rivelerà molte volte inutile, ma tant'è finché non lo affronti non lo puoi sapere. 

ultimamente è spesso affiancata de tre tesisti, che più diversi di così fra di loro non si potevano avere, meriteranno un trattamento a parte questi tre, ma sono in pochissimo diventati una parte attiva del lab 3 e iniziamo a temere per loro, se cadono troppo sotto l'influsso del 3 marca male, noi lo sappiamo.

infatti Sara che sotto ad una testina di ricci ribelli nasconde un certo numero di neuroni in attività cerca da un po' di tempo di ottimizzare il lavoro di ricerca proprio in funzione di questo trio accanito contro i problemi che giornalmente hanno scoperto sono soliti presentarsi.

di che cosa ci si occupa nel 3? qual è il fine ultimo del laboratorio congelato nel tempo? ufficialmente… no, ecco,  provate a ricordare il tema di apertura di Star Trek, scienza ultima frontiera, eccovi le ricerche del laboratorio 3 durante la sua missione pluridecennale, per indagare la biologia di strani nuovi, e vecchi, organismi marini e acquatici (specialmente),

questo quesito sarà il leitmotiv del blog, e dalle ricerche del 3 si trarrà spunto per toccare i vari argomenti che l'attività che vi si svolge stimola a discutere.